Critica di Nicola Scontrino

Giuseppina Calabrese: la pittura come tracce della scrittura.

 

I simboli con cui le dimensioni della ricerca si sviluppano dentro la con testualità dell’opera, tentano sempre nuove soluzioni sia esse cromatiche sia di soggettivazione della visione stessa; una dialettica che si sviluppa dentro e fuori l’opera stessa. Infatti per la Calabrese la percettibilità dell'essere  si diffonde nel suo continuo procedere dentro la tela dove il colore trova la sua ragione di esistere e di comunicare realtà che appartengono solo al senso emozionale.

Una ragione che porta indubbiamente l’artista ad una continua verifica del suo lavoro e della sua continua ricerca; un processo quasi necessario che tende a mettere in relazione gli stati emozionali con quelli razionali; pertanto la gestualità del comporre si materializza dentro le stesure di colore e le trame tracciate si contestualizzano dentro una visione in cui la dimensione della materia involve dentro di sé ogni possibile dialogo verso un qualsiasi interlocutore.

Una pittura, quella di Giuseppina Calabrese, che necessita di una lettura che attraversa specificamente un’ampia conoscenza della storia dell’arte per trovare quelle radici e quelle sostanze emozionali che indubbiamente servono per una più attenta comprensione della sua pittura.

Una ricerca che in questi anni ha cercato di entrare nelle sue problematiche esistenziali più pregnanti, e mi riferisco alle opere Genoma e Bio-spiritualità, ed in luoghi del pensiero dove vi è un necessario dibattito fra il proprio essere ed il proprio divenire, una sostanza che la Calabrese trasferisce con tutta la propria personalità dentro il quadro.

In questo ruolo l’arte della Calabrese diventa la sostanziale dialettica che fa necessariamente sviluppare tutte le componenti del conoscere, pertanto il ruolo della cultura e dell’osservazione restano le principali armonie con cui avvengono le verifiche ma anche gli scontri.

Una dimensione in cui il gesto pittorico diventa traccia segnica e la tela resta il luogo dell’incontro fra le diverse fasi della scrittura; infatti per la Calabrese in molti casi la pittura diventa narrazione, elemento poetico, espressione concettuale, e il colore si pronuncia come traccia del visibile ovvero come segno della scrittura.

Su queste basi, indubbiamente, il segno-scrittura elabora il suo divenire e la sua emanazione diventa la logica di un fare che resta sempre legato a quella grande metafora denominata arte.

 

Nicola Scontrino

Titolare della cattedra di

Università di Salerno